Graffiti Workshop/Verona

Graffiti è un laboratorio partecipativo in cui gli studenti sono invitati a lavorare all’idea di un ‘interazione tra fotografia e reperti cartacei trovati per strada ed a produrre una mostra con i risultati ottenuti.

SVILUPPO. Graffiti è un progetto che si propone di raccogliere pezzi di carta che si trovano sui pavimenti, i lampioni e i muri delle nostre città e utilizzarli come supporto di stampa per immagini realizzate nelle città stesse. Interagendo con questo tipo di materiale trovato, riteniamo si stabilisca un dialogo tra l’oggetto lasciato da un abitante e l’immagine su di esso stampata. La città viene usata come tela su cui dipingere, così come fa chi realizza un graffito nell’intento di lasciare un messaggio o modificare uno spazio. Il nostro obiettivo è quello di realizzare con i partecipanti una sorta di raccolta di documenti, per lo più destinati ad essere cestinati ma che in realtà sono pezzi di vita significativi della città e di sicuro un riflesso della società in cui viviamo. Potranno essere annunci di imprese edili, di prostitute, di affitti, di persone o animali smarriti. O anche oggetti tridimensionali quali un aereo di carta, una confezione per hamburger o un pacchetto di sigarette.
Tre saranno gli assi portanti del progetto: archeologico, fotografico e antropologico.

ARCHEOLOGIA DEL PRESENTE – raccogliere segni di vita contemporanei e classificarli.

FOTOGRAFICO – come conseguenza della presenza di questi reperti, vengono prodotte immagini fotografiche da stampare sugli stessi, nell’intento di invitare a riflettere sul dialogo che può venirsi a creare tra l’oggetto scelto e la fotografia su di esso applicata.

ANTROPOLOGICO – studio in forma diretta degli usi e costumi di una città attraverso la combinazione tra archeologia e fotografia. METODO DI LAVORO Graffiti è un progetto ideato dai fotografi Ricardo Cases e Antonio Xoubanova con la organizzazione logistica di Massimo Mastrorillo. Il “concept” si basa su di un processo d’interpretazione dei reperti cartacei e gli oggetti che si possono trovare per la strada nelle città dove si svolge il workshop.
Ogni partecipante raccoglierà del materiale e lo passerà ad un suo compagno/a di corso in modo da confondere la visione dell’archeologo con quella del fotografo e viceversa. Questo processo ha lo scopo di mettere in relazione approcci di tipo complementare e personalità diverse. Una volta raccolti i materiali, i partecipanti dovranno studiare il modo migliore di stamparci le immagini attraverso stampanti di tipo domestico, stampa UV per grandi formati, trasferibili o altri metodi di riproduzione (compatibilmente con le possibilità del luogo in cui si svolge il laboratorio).
Successivamente si studierà come mettere in relazione questi oggetti stampati e come articolare il dialogo che si è venuto a creare tra di essi e le fotografie. Si lavorerà sull’editing e sulla classificazione, cercando di riflettere sulla complessità del caos della vita moderna. Il risultato finale del laboratorio sarà l’ideazione di una mostra per adattare il risultato ottenuto ad uno spazio reale.
Due sono le forze trainanti di questo laboratorio: da un lato la necessità di sviluppare un approccio narrativo che abbia come contesto la strada, le aree urbane e che appartenga al genere della “street photography”, utilizzando regole diverse ma procedure identiche (divertirsi ad incontrare casualmente delle situazioni) per produrre immagini che si adattino ad un supporto che proviene dal medesimo scenario. Dall’altro lato, la necessità di un lavoro partecipativo per mantenere un dialogo tra le immagini prodotte e gli oggetto trovati. L’intento del progetto è quello di trasmettere allo spettatore il senso di quello che appare essere un gioco: dare un nuovo significato a oggetti spesso ignorati o scartati e indurre a riflettere sul rapporto che si può instaurare tra di essi e la fotografia applicata.